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Nome: Riccardo Canesi
Laureato in Geografia Regionale. Mi occupo di ambiente da circa 25 anni.Sono stato tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi.Ho avuto negli ultimi vent'anni diversi incarichi istituzionali (Consigliere comunale, Deputato, Capo della segreteria del Ministro dell'Ambiente Edo Ronchi).
Dal 2005 ho ripreso la mia attività di docente di Geografia nelle scuole medie superiori .
Collaboro con l'Università di Pisa, con Euromobility, l'Associazione nazionale dei Mobility Manager e la Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta).
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L'utilizzo della risorsa marmo , quale futuro per i bacini marmiferi apuani?
Prima di parlare delle problematiche e del futuro dei bacini marmiferi apuani ritengo utile fare una premessa : nei maggiori Paesi industrializzati , l’industria estrattiva, essendo un’industria matura è in sensibile declino.
Non solo l’esaurimento della risorsa ma soprattutto l’alto costo del lavoro, unitamente ad una accresciuta sensibilità ambientale e alla competitività dei Paesi emergenti , hanno visto sensibilmente calare in questi ultimi decenni il numero degli occupati.
Ovviamente da questo fenomeno non è immune il Distretto del Marmo di Carrara.
Pur premettendo che il marmo apuano è unico per la sua bellezza e caratteristiche strutturali solo qualche illuso potrebbe pensare che esso nel futuro rappresenterà per l’economia locale quello che finora ha rappresentato.
I segnali di questa crisi non congiunturale ma strutturale ci sono tutti da anni. Da tempo il fatturato del settore lapideo sul totale della produzione del reddito diminuisce (- 7,8 % nel 2008) e da decenni non è più maggioritario.
Si pensi che solo per gli occupati in cava siamo passati dai 14.000 addetti di circa un secolo fa ai circa 1.000 attuali in tutto il comprensorio.
Nel contempo la produzione in blocchi è passata dalle 200.000 tonnellate alle attuali 1.500.000 circa (con gli scarti si arriverebbe quasi a 5 milioni) prodotti in circa 120 cave di cui
Lo sviluppo di nuove e più potenti tecnologie per l’estrazione ha provocato un notevole aumento della produttività per addetto (dalle 50 ton/ anno x addetto di sessanta anni fa alle oltre 1.000 attuali) con tutti gli sconvolgimenti del caso sia a livello di ambiente di lavoro che di ambiente naturale fortemente modificato e compromesso.
Nonostante questo aumento di produttività la concorrenza internazionale (soprattutto India e Cina) si fa sentire in quanto, acquistando spesso le nostre macchine oltre al marmo, raggiungono gli stessi livelli ma con costi notevolmente inferiori. Sono decenni ormai che le esportazioni di marmo lavorato si sono stabilizzate ed anzi negli ultimi anni sono arretrate sia in quantità che in valore (- 10,4% nel 2008 rispetto al 2007 nel distretto) . Al contrario quelle di marmo grezzo sono aumentate (+ 13,9 %) e alla base di ciò ci sono pesanti responsabilità politiche passate (vedi Internazionale Marmo e Macchine) e scelte imprenditoriali che privilegiano anziché la lavorazione in loco, che presupporrebbe un minimo di capacità manageriali, la più facile esportazione del prodotto grezzo.
Marmo e Carrara da oltre 2.000 anni sono un binomio inscindibile. La città e il territorio circostante senza “l’oro bianco” non sarebbero mai esistiti. Lo stesso carattere dei “carrarini” ,orgoglioso e rude, è stato forgiato dall’asperità del duro lavoro in cava. Non è un caso che il movimento anarchico e libertario abbia avuto qui i suoi natali.
Il problema che è stato compreso purtroppo molto in ritardo sia dalle istituzioni locali che dagli addetti ai lavori è il significativo aumento dei costi sociali, ambientali e sanitari non solo dell’estrazione ma di tutta la filiera del marmo causato dalla rivoluzione tecnologica dell’ultimo mezzo secolo .
Ed è cosi che in questi anni si è acutizzata la conflittualità sociale soprattutto per la mancanza di una viabilità dedicata (1.000 camion al giorno attraversano ancora il centro storico di Carrara), il dissesto idrogeologico che in una zona a forte piovosità favorisce le alluvioni, l’inquinamento delle sorgenti che si trovano nei pressi delle cave e altre problematiche quali lo sconvolgimento paesaggistico e talvolta il forte abusivismo in contesti naturalistici di pregio (Parco Regionale delle Alpi Apuane).
La particolare organizzazione aziendale, generalmente piccola e frammentata, che dal secondo dopo guerra caratterizza il distretto non ha certo favorito una politica di prodotto né di processo.
Mediamente l’azienda lapidea locale in provincia di Massa e Carrara (non solo estrattiva) dà lavoro a 5,5 addetti.
Questo nanismo aziendale , tranne pochi casi, non ha favorito investimenti nella ricerca, non ha capito l’indispensabilità della cooperazione e si è rivelato dannoso non solo per l’ambiente , con centinaia di fronti di cava aperti senza alcuna programmazione paesaggistica, non solo per le scarse tutele dei lavoratori ma per le aziende stesse che non hanno compreso per tempo l’importanza di fare sistema. E’mancato il gioco di squadra in un territorio dove da sempre l’individualismo è all’ennesima potenza e dove è difficile riscontrare una vera classe imprenditoriale essendo stati i gestori di cava fino a poco decenni fa dei rentiers abituati a non assumersi alcun rischio e a non esercitare un vero spirito di impresa convinti di ciò dalla presenza di un’inesauribile , esclusiva e quasi gratuita ricchezza .
Sulla politica di prodotto paradossalmente ha fatto più, da sola, una casuale pubblicità televisiva della Voiello sulla Pietà di Michelangelo ( e quindi sul valore del marmo bianco di Carrara) che non decenni di discorsi e risorse pubbliche dedicate alla promozione del “marchio” che peraltro non esiste ancora.
Non è un caso che , a livello nazionale e internazionale , il distretto apuano, negli ultimi anni, abbia perso posizioni non solo a favore di Verona.
L’alta percentuale di scarto derivante dall’estrazione (quasi l’80 %) ha favorito negli ultimi 15 anni lo sviluppo di imprese , prevalentemente straniere, che lavorano il carbonato di calcio.
Il serio rischio che sta correndo il territorio apuano , che fa parte pur sempre della settima potenza del pianeta, è quello di precipitare in un’economia pre-industriale di stampo coloniale dove le cave anzi che produrre pregiata materia prima servono per produrre sassi e polvere.
Se da un lato il recupero del detrito è sicuramente un bene perché si riutilizza una risorsa altrimenti sprecata , sarebbe nefasto permettere l’apertura di cave di detriti che provocherebbero ulteriore dissesto ambientale e scarsissimi benefici occupazionali. Un fatto è certo : chiunque si metta ad osservare oggi i sempre più numerosi camion che attraversano il territorio vedrà che 4 su 5 trasportano terre o sassi (Carrara peraltro è tra le città in Italia con maggiori sforamenti per le polveri fini).
Il Piano regionale attività estrattive approvato dal Consiglio regionale ha fissato al 25% il quantitativo minimo della produzione complessiva di progetto, con esclusione del materiale destinato alla risistemazione ambientale, da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi, lastre ed affini.
Legambiente, la Provincia e il mondo sindacale chiedevano il 30%, ma soprattutto di introdurre meccanismi che impedissero l’aggiramento della norma da parte delle cave.
È infatti già possibile prevedere che la norma regionale del 25% in blocchi possa essere facilmente aggirata. Per esempio , per un certo numero di anni una cava potrà estrarre il 100% in detriti, sostenendo che si tratta di lavori preparatori e che i blocchi saranno estratti negli anni successivi; poi, se dopo anni di devastazione la concessione le sarà revocata, poco male: subentrerà un altro concessionario (magari un prestanome dello stesso) e il gioco potrà continuare ancora per anni.
Per evitare questo possibile scempio già nel 2000 era stata promossa una petizione all’Unesco affinchè le Alpi Apuane rientrassero nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità firmata tra gli altri da Levi Montalcini, Gorbaciov, Sgarbi e decine di personalità del mondo della politica, dello sport e della cultura.
.L’estrazione sulle Apuane avrà un futuro innanzitutto se rispetterà la legge e quindi mirerà a produrre soli blocchi di qualità, se verrà contingentata e circoscritta la produzione , laddove è possibile in sotterraneo compatibilmente coi sistemi carsici, se le imprese contermini verranno seriamente obbligate a fare piani di cava comuni , se non verranno intaccate le vette, se cercherà di minimizzare il suo impatto sull’ambiente, se punterà sull’innovazione tecnologica a difesa dell’ambiente e dei lavoratori, se verrà incentivata la cooperazione aziendale, se si svilupperà una maggiore collaborazione con le attività turistiche oggi molto in crescita.
Nei giorni scorsi , all’annuncio della Carrara Porto che la Società Nieddu dal 17 agosto imbarcherà/sbarcherà 120 camion al giorno qualcuno ha parlato di “grande boccata di ossigeno per il porto” (sic).
A prescindere che non riusciamo a capire dove sia il vantaggio in termini occupazionali per le maestranze del porto nel vedere salire e scendere da una nave 120 camion senza manipolare alcunchè , crediamo che una “grande boccata” non di ossigeno ma di ulteriori polveri la prenderanno i cittadini carraresi attanagliati già dal trasporto pesante locale che opera su una viabilità inadeguata e insufficiente.
Memori di esperienze del passato, ci auguriamo che l’Amministrazione Comunale sia molto vigile in merito agli spazi di sosta fuori dall’area portuale per non vedere i già nostri malridotti marciapiedi invasi dai camion.
Abbiamo provato poi a fare qualche calcolo nel caso fosse vera la notizia apparsa sui giornali.
Mettiamo pure il caso ottimisticamente che questi 120 camion siano già dotati di motori dell’ultima generazione (Euro 4) , secondo Iveco ciascuno di essi emetterebbe
Consideriamo pure che percorrano nel territorio provinciale solo
Tanto per intenderci se si volesse abbattere questa montagna di CO2 occorrerebbe piantare un bosco di una superficie pari a 15,33 kmq (un settimo circa della superficie del Comune di Carrara).
E’ per questo che non riusciamo a condividere l’entusiasmo di chi ha dato la notizia.
Ad essere contenti come sempre saranno pochi, per la precisione due persone , le solite note, che fattureranno 2,5 milioni di euro in più all’anno.
Per la città un’ulteriore disgrazia da un’infrastruttura pubblica , quella portuale, che se usata diversamente – diporto nautico - apporterebbe allora si alla città e alla sua economia una grande boccata di ossigeno.
Comitato per la Salvaguardia del Litorale Apuano
Chiunque abbia un’auto o una moto storica (di almeno 20 anni) iscritta ad un Club di auto o moto storiche è invitato a partecipare al Primo Raduno di Auto Storiche "Carrara ,città del marmo" che si terrà nel pomeriggio e nella serata di sabato 8 agosto a Carrara e alle sue cave .
Questo è il programma :
ore 16,00 - concentrazione auto in via Garibaldi a Marina di Carrara (altezza Campo dei Pini lato monte)
ore 16, 30 – partenza per Carrara centro
ore 16,45 – attraversamento circolare del centro città
ore 17,00 – partenza per Colonnata, con attraversamento di Codena e Bedizzano
ore 17,30 – arrivo a Colonnata con merenda a base di lardo
ore 18,15 – partenza per il bacino marmifero dei Fantiscritti via Tarnone
ore 18,30- arrivo ai Fantiscritti con breve sosta
ore 19,00 – partenza per Carrara attraverso i paesi di Miseglia e Torano
ore 19,45 – arrivo a Carrara in Piazza d’Armi con sosta , esibizione delle auto , aperitivo offerto dai commercianti e incontro con il pubblico
ore 20,30 – cena libera nei ristoranti convenzionati
L'iniziativa promossa dalle Associazioni Carrara in Vetrina e Litoranea Versilia prevede 25 € di iscrizione ad auto (15 per le moto) una parte dei quali saranno devoluti all'organizzazione AzzeroCo2 per compensare le emissioni prodotte dall’evento con un progetto di riforestazione.
La manifestazione, alla sua prima edizione, intende far conoscere ed apprezzare al mondo dell’automobilismo storico italiano i bacini marmiferi più famosi del mondo e un centro storico, quello di Carrara che, nonostante il pregio dei suoi beni storico-culturali , non è adeguatamente valorizzato né conosciuto.
Durante il percorso verranno apprezzate anche le specialità gastronomiche carraresi con una degustazione di lardo a Colonnata e una cena nel centro storico della città.
Il grande diarista 'inglese James Boswell nel 1765 , nel suo "Viaggio in Corsica" (Sellerio Editore) , a proposito del patriota padre della nazione corsa Pasquale Paoli , così scriveva : "Della morale ha una concezione elevata e quanto mai fine, così come si addice ad un padre della nazione. Se fosse stato un libertino, la sua influenza sarebbe presto svanita, perchè gli uomini non amano affidare aspetti importanti del vivere sociale a uno che si dimostri pronto a tradire gli interessi comuni per soddisfare i propri personali piaceri"
Chissà se il "sardo ad honorem" proprietario di Villa Certosa ha mai sentito parlare di costui......